Ridurre il dolore, recuperare il movimento e tornare alla vita quotidiana. Un percorso che parte da una scelta consapevole.
“Primaria” significa che è la prima protesi impiantata in quella articolazione. La chirurgia di revisione riguarda invece la sostituzione di una protesi già presente.
Quando prenderla in considerazione
La decisione nasce dai sintomi e dalla visita.
La protesi può essere indicata quando l’artrosi o altre malattie articolari provocano dolore persistente, rigidità e perdita di autonomia, e i trattamenti conservativi appropriati non offrono più un beneficio sufficiente. Si valutano insieme esame clinico, radiografie, salute generale e obiettivi personali: la sola immagine radiografica non decide l’intervento.
L’obiettivo è migliorare dolore e funzione. Il risultato dipende anche dalla condizione di partenza e dalla riabilitazione: un’articolazione protesizzata può mantenere alcune limitazioni.
01 · Protesi totale di anca
Una nuova superficie per la testa del femore e il bacino.
Prima · Articolazione usurataDopo · Impianto protesico
La testa protesica si articola nell’inserto della coppa; lo stelo trova alloggiamento nel femore. Forma e fissazione variano secondo l’impianto.
Nell’anca, la testa del femore scorre in una cavità del bacino chiamata acetabolo. L’intervento sostituisce le superfici danneggiate con componenti artificiali.
Preparazione del femore. Si rimuovono la testa femorale e parte del collo danneggiati e si prepara il canale che accoglierà lo stelo.
Preparazione del bacino. Si prepara l’acetabolo e si posiziona una coppa con il suo inserto articolare.
Impianto e verifica. Si inseriscono stelo e testa protesica e si controllano stabilità, mobilità e lunghezza dell’arto.
La testa può essere in ceramica o metallo; gli inserti comunemente utilizzati sono in polietilene altamente reticolato o ceramica. La fissazione può essere cementata, non cementata o ibrida, secondo qualità ossea e caratteristiche del paziente.
02 · Protesi di ginocchio
Rivestire le superfici usurate, conservando il resto dell’arto.
Prima · Articolazione usurataDopo · Impianto protesico
Le componenti rivestono le estremità articolari di femore e tibia. L’inserto in polietilene permette lo scorrimento tra le superfici.
La protesi totale di ginocchio sostituisce le superfici articolari danneggiate dell’estremità del femore e della parte superiore della tibia.
Preparazione delle superfici. Si asportano cartilagine usurata e sottili porzioni di osso, preparando l’alloggiamento delle componenti.
Posizionamento della protesi. Si applicano una componente femorale e una tibiale, con un inserto in polietilene interposto.
Bilanciamento e controllo. Si verificano asse dell’arto, tensione dei legamenti e movimento. La superficie della rotula può essere rivestita quando indicato.
Se l’artrosi interessa un solo compartimento e i legamenti e gli altri compartimenti sono adatti, può essere considerata una protesi monocompartimentale. La scelta tra parziale e totale richiede una valutazione specifica.
Protesi monocompartimentale: preservare ciò che è sano.
Quando l’artrosi interessa un solo compartimento, è possibile sostituire soltanto le superfici danneggiate, conservando le altre parti del ginocchio. [8]
Prima · Artrosi medialeDopo · Protesi monocompartimentale
La protesi riveste solo il compartimento mediale: componente femorale, inserto in polietilene e componente tibiale. Il compartimento laterale resta naturale. Illustrazione divulgativa generata con AI.
Quando può essere indicata
È un’opzione per l’artrosi limitata al compartimento interno (mediale) o esterno (laterale), con dolore persistente nonostante le cure conservative. La scelta richiede visita, radiografie e valutazione di mobilità, stabilità legamentosa e stato degli altri compartimenti.
Quando può non essere adatta
Artrosi estesa, importante rigidità, insufficienza legamentosa o artrite infiammatoria possono orientare verso altre soluzioni. [8]
In cosa consiste l’intervento
Si verifica che il danno sia circoscritto.
Si preparano le superfici del solo compartimento interessato.
Si applicano una componente femorale e una tibiale, con un inserto in polietilene per lo scorrimento.
Si preservano i legamenti e le superfici sane. L’eventuale necessità intraoperatoria di una protesi totale viene discussa prima dell’intervento. [8]
I possibili vantaggi
Minore sacrificio osseo, recupero spesso più rapido e sensazione di movimento più naturale. I benefici dipendono dalla corretta selezione del paziente. [8]
Parziale o totale?
Nel trial TOPKAT, dedicato all’artrosi mediale, entrambe le procedure hanno mantenuto buoni risultati a dieci anni, senza differenze clinicamente rilevanti nel punteggio medio di dolore e funzione. La monocompartimentale è quindi un’opzione da valutare quando il ginocchio presenta le caratteristiche adatte. [9]
Quanto dura?
Nell’analisi dei registri pubblicata da Evans e collaboratori nel 2019, circa il 70% delle protesi monocompartimentali risultava senza revisione a 25 anni. È una stima storica di popolazione, non una previsione per il singolo impianto moderno. [4]
La progressione dell’artrosi nelle parti non sostituite può richiedere una successiva protesi totale. Restano possibili dolore residuo, infezione, trombosi e ulteriori interventi. [8]
Tornare a una vita attiva
Cammino, bicicletta e nuoto sono attività generalmente compatibili dopo il recupero e il via libera del chirurgo. Sci e tennis in doppio richiedono una valutazione individuale, soprattutto dell’esperienza precedente. La protesi parziale non autorizza automaticamente corsa, salti e sport di contatto: mancano dati sufficienti sulla sicurezza degli impatti elevati a lungo termine. [5]
Pianificazione e precisione
Chirurgia robotica e robot-assistita.
Sono abilitato alla chirurgia robotica e robot-assistita. Tutte le strutture nelle quali opero dispongono di questa tecnologia, che può affiancare la pianificazione e l’esecuzione dell’intervento quando clinicamente indicata.
Il chirurgo rimane responsabile delle scelte e dell’intervento. L’utilizzo del robot non rappresenta, da solo, una garanzia di risultato o di maggiore durata della protesi.
Quanto dura una protesi?
Molti anni di funzione, senza una scadenza prestabilita.
Molti impianti rimangono in sede per oltre 15–20 anni e alcuni molto più a lungo. La durata varia con età, qualità ossea, tipo di impianto, peso, attività e possibili complicanze. Una protesi non va sostituita automaticamente al raggiungimento di un certo numero di anni.
ANCA · TOTALE≈ 58%
senza revisione a 25 anni nei dati dei registri analizzati da Evans e collaboratori nel 2019.[3]
GINOCCHIO · TOTALE≈ 82%
senza revisione a 25 anni nei dati dei registri analizzati da Evans e collaboratori nel 2019.[4]
Usura, mobilizzazione, infezione, instabilità o fratture possono rendere necessaria una revisione. I controlli clinici e radiografici programmati aiutano a riconoscere i problemi, anche prima che diventino molto sintomatici.
Vivere con una protesi
Una vita attiva è l'obiettivo della chirurgia
La protesi permette generalmente di tornare a una vita attiva. Queste indicazioni riguardano la fase dopo il recupero e il via libera del chirurgo, non i primi giorni dopo l’intervento.[5–7]
01
Generalmente consigliate
Cammino, cyclette e bicicletta su percorsi sicuri, nuoto, ginnastica dolce e rinforzo muscolare controllato.
Progressione graduale. Per piscina e nuoto attendere la completa guarigione della ferita e il via libera del curante.
02
Da concordare individualmente
Escursionismo, golf, ballo, tennis in doppio e sci in chi ha già esperienza.
Contano equilibrio, forza, tecnica, terreno e rischio di caduta. Non sono obiettivi automatici per tutti.
03
Generalmente sconsigliate
Corsa ripetitiva, salti, calcio, rugby, basket e sport da combattimento o di contatto.
Impatti, torsioni e traumi possono aumentare i rischi per l’impianto e l’osso. Eventuali eccezioni richiedono una valutazione condivisa.
Scale, guida e lavoro
Scale e attività domestiche vengono riprese con progressione e ausili quando necessari. La guida richiede controllo dell’arto e capacità di frenare in emergenza, senza farmaci sedativi. Per il lavoro contano impegno fisico, tempi in piedi e necessità di sollevare carichi.
Inginocchiarsi e piegarsi
Dopo protesi di ginocchio inginocchiarsi può restare fastidioso; a ferita guarita si può valutare gradualmente con un appoggio morbido. La flessione profonda non è garantita. Per l’anca, rispettare le precauzioni concordate sui movimenti e sulle posizioni.
Recupero e controlli
Un percorso progressivo, seguito nel tempo.
Controllo del dolore, prevenzione della trombosi e mobilizzazione precoce fanno parte del percorso. Carico e ausili vengono definiti dal chirurgo; la fisioterapia lavora su cammino, movimento, forza ed equilibrio. Il recupero prosegue nei mesi successivi e i tempi non sono uguali per tutti.
Tra i possibili rischi rientrano infezione, trombosi o embolia, sanguinamento, fratture e dolore residuo; nell’anca anche lussazione e differenza di lunghezza degli arti, nel ginocchio rigidità e instabilità. Benefici e rischi individuali vengono discussi prima dell’intervento.
Febbre con problemi della ferita, secrezioni, dolore o gonfiore in rapido aumento richiedono un contatto tempestivo con il team curante. Difficoltà respiratoria improvvisa o dolore toracico richiedono assistenza urgente.
Il mio approccio
Sono sempre al fianco del mio paziente anche quando il percorso diventa più complesso.
Dalla valutazione iniziale ai controlli post operatori, rimango il riferimento per seguire il recupero e affrontare eventuali complicanze.