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Lussazioni
della rotula

Quando la rotula esce dalla propria sede, possono danneggiarsi i legamenti e la cartilagine. Comprendere il trauma e le caratteristiche anatomiche del ginocchio permette di scegliere il trattamento e ridurre il rischio di nuove lussazioni.

Conosci le procedure
Atleta con dolore al ginocchio dopo un episodio di instabilità rotulea

Cos’è e come avviene una lussazione di rotula

La rotula scorre nella troclea, il solco situato nella parte anteriore del femore, mentre il ginocchio si piega e si estende. Si parla di lussazione quando perde completamente il contatto con questa sede, spostandosi quasi sempre verso l’esterno.

Può accadere durante una torsione, un cambio di direzione o un atterraggio, spesso con il piede a terra e il ginocchio che cede verso l’interno; altre volte è provocata da un urto diretto. Se esistono fattori predisponenti, può verificarsi anche con un movimento di modesta entità.

Dolore improvviso, gonfiore, difficoltà a muovere il ginocchio e sensazione di cedimento sono manifestazioni frequenti. La rotula può rientrare spontaneamente, ma questo non esclude lesioni dei legamenti o della cartilagine. Se rimane fuori sede, occorre una valutazione urgente senza tentare manovre autonome.

Il ruolo del legamento MPFL

Il legamento patello-femorale mediale (MPFL) contribuisce a impedire lo spostamento della rotula verso l’esterno, soprattutto nei primi gradi di flessione. Durante la lussazione può lesionarsi: se la stabilità non viene recuperata, possono comparire nuovi episodi o una persistente sensazione di insicurezza.

Stessa lussazione,
anatomie differenti.

Visita, radiografie e risonanza magnetica permettono di valutare stabilizzatori, cartilagine e fattori predisponenti. TC o RM torsionale vengono utilizzate quando è necessario misurare rotazioni femorali e tibiali.

Displasia trocleare

Una troclea poco profonda, piatta o di forma alterata offre una guida ossea meno efficace. La rotula può quindi spostarsi più facilmente verso l’esterno. La gravità della displasia contribuisce alla scelta del trattamento: nelle forme severe selezionate può essere indicata una trocleoplastica, spesso associata alla ricostruzione dell’MPFL.

Troclea normale e alterazioni del solco: poco profondo, piatto, asimmetrico e a gradino, con profilo evidenziato in rosso
Confronto tra la troclea normale e le principali alterazioni della sua forma.

Rotula normale e rotula alta

Una rotula alta entra nel solco trocleare più tardi durante la flessione e rimane meno guidata dall’osso nella fase iniziale del movimento. Quando questa alterazione è rilevante, può essere necessario abbassarla mediante una distalizzazione della tuberosità tibiale.

Vista laterale di un ginocchio con rotula ad altezza normale
Rotula ad altezza normale.
Vista laterale di un ginocchio con rotula alta
Rotula alta.

Altri fattori che orientano il trattamento

La lateralizzazione della tuberosità tibiale, un ginocchio valgo e alterazioni della torsione del femore o della tibia possono aumentare la tendenza della rotula a spostarsi verso l’esterno. Anche la lassità legamentosa e la maturità scheletrica entrano nella valutazione.

Non ogni anomalia richiede una correzione: conta il suo peso nell’instabilità del singolo ginocchio. Per questo la scelta chirurgica deriva dall’insieme di visita e misurazioni radiologiche.

Quando è possibile un percorso conservativo

Dopo la riduzione, un primo episodio può essere trattato senza intervento, soprattutto in presenza di un basso rischio di recidiva e in assenza di lesioni associate che richiedano chirurgia. Il percorso comprende controllo del dolore e del gonfiore, eventuale protezione iniziale con tutore e stampelle secondo indicazione, recupero progressivo del movimento e fisioterapia.

La riabilitazione lavora sul quadricipite, sui muscoli dell’anca, sull’equilibrio e sul controllo dell’arto durante il movimento. Il ritorno allo sport dipende dal recupero della funzione e della stabilità, non soltanto dal tempo trascorso.

Quando diventa necessario intervenire

Nell’instabilità recidivante è spesso necessario un intervento chirurgico. Anche dopo il primo episodio, fattori anatomici importanti, un elevato rischio di recidiva o lesioni osteocondrali possono far considerare precocemente la chirurgia. La decisione tiene conto di sintomi, età, richieste funzionali e risultati del percorso conservativo.

Correggere ciò che causa l’instabilità.

La ricostruzione legamentosa ripristina il sostegno mediale. Quando le anomalie ossee contribuiscono in modo significativo al rischio di recidiva, vengono associati gli interventi correttivi necessari: il trattamento deve affrontare sia il danno legamentoso sia le cause predisponenti.

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Ricostruzione MPFL

Ricostruisce il principale stabilizzatore mediale della rotula. È indicata quando l’insufficienza dei tessuti mediali rappresenta una componente determinante dell’instabilità.

  • Stabilizzazione mediale
  • Tecnica adattata alla maturità scheletrica
  • Riabilitazione progressiva
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Osteotomia della tuberosità tibiale (TTO)

Modifica la posizione della tuberosità tibiale per correggere lateralizzazione, altezza rotulea o sovraccarico cartilagineo. Direzione e quantità della correzione dipendono dall’anatomia individuale.

  • Medializzazione quando indicata
  • Distalizzazione nella patella alta selezionata
  • Anteromedializzazione per redistribuire il carico
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Trocleoplastica

Rimodella una troclea severamente displasica per creare una guida più efficace alla rotula. È una procedura specialistica riservata a deformità rilevanti e pazienti accuratamente selezionati.

  • Displasia trocleare severa
  • Correzione della causa ossea
  • Possibile associazione con MPFL o altre procedure

Ricostruzione dell’MPFL con gracile

Un innesto tendineo può ricreare la funzione del legamento lesionato. Nell’esempio illustrato viene utilizzato un unico tendine di gracile, fissato in due punti sulla rotula, con le due estremità nel tunnel femorale. Posizione, tensione e modalità di fissazione vengono adattate al ginocchio e alla maturità scheletrica.

Confronto tra lesione del legamento MPFL e ricostruzione con un unico innesto di gracile fissato in due punti rotulei e nel tunnel femorale
A sinistra la lesione dell’MPFL; a destra un esempio di ricostruzione con innesto di gracile.

La ricostruzione isolata può essere sufficiente in alcuni ginocchi. In presenza di anomalie anatomiche rilevanti può essere associata a una correzione ossea per ridurre il rischio che la rotula torni a lussarsi.

Distalizzazione per correggere la rotula alta

La tuberosità tibiale, su cui si inserisce il tendine rotuleo, viene mobilizzata con un’osteotomia e spostata verso il basso. La fissazione con viti mantiene la correzione mentre l’osso consolida. Quando indicato, lo spostamento può comprendere anche una componente mediale.

Vista laterale del ginocchio con rotula alta prima della correzione
Prima della correzione: rotula alta.
Osteotomia distalizzante della tuberosità tibiale, fissata con due viti fino alla corticale posteriore, con rotula riportata all’altezza normale
Dopo la correzione: la tuberosità tibiale è spostata distalmente e stabilizzata con due viti.

Trocleoplastica

Nelle displasie trocleari severe e nei pazienti accuratamente selezionati, la trocleoplastica rimodella il solco femorale per migliorare la guida ossea della rotula. Il lembo osteocondrale viene modellato e stabilizzato nella nuova conformazione mediante ancore e suture tape.

Confronto prima e dopo la trocleoplastica: il solco femorale viene rimodellato e stabilizzato con tre ancoraggi ossei e due suture tape disposte a V aperta
A sinistra la troclea displasica; a destra il solco rimodellato e stabilizzato con tre ancoraggi e suture tape a V.
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Fratture osteocondrali

Una lussazione può distaccare un frammento di cartilagine e osso dalla rotula o dalla troclea. Un versamento importante, soprattutto con sangue nell’articolazione, richiede uno studio tempestivo con imaging adeguato.

Quando il frammento interessa la superficie di contatto ed è riparabile, si valuta la reinserzione; negli altri casi possono essere indicate tecniche di riparazione o ricostruzione cartilaginea. Il trattamento viene integrato con la correzione dell’instabilità e dei fattori anatomici responsabili.

Fratture osteocondrali e lussazione di rotula su OrtoTrauma

La riabilitazione completa il trattamento

Dopo l’intervento, carico, tutore e progressione della flessione dipendono dalle procedure eseguite. Un’osteotomia richiede anche il rispetto dei tempi di consolidazione ossea. I controlli valutano mobilità, forza, stabilità e controllo del movimento prima del ritorno alle attività sportive.

Definire il rischio e scegliere la correzione necessaria.

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